In Breve
Ogni greca risponde a una sola domanda sul prezzo di un'opzione. Il delta dice di quanto si muove l'opzione quando si muove il titolo, il gamma dice quanto in fretta cambia il delta stesso, il theta è il valore temporale che l'orologio ti toglie ogni giorno, il vega è la sensibilità all'attesa di movimento del mercato e il rho è la sensibilità ai tassi, che quasi tutti possono ignorare. Non si osservano sul mercato: escono da un modello di prezzo e sono fotografie scattate tenendo fermo tutto il resto, quindi cambiano nell'istante in cui cambia il mercato. Per chi compra opzioni invece di venderle, il risultato lo decidono quasi sempre theta e vega, non il delta. In Italia le trovi nella catena delle opzioni della tua piattaforma, ma prima controlla le specifiche contrattuali: il lotto cambia da titolo a titolo e non è per forza quello americano da 100 azioni.

Le greche non sono una strategia e non sono una previsione. Ognuna risponde a una domanda sola, molto precisa: se cambia un solo dato e tutto il resto resta fermo, di quanto si muove il prezzo dell'opzione? Il delta risponde per il prezzo del titolo. Il theta risponde per il passare dei giorni. Prendile una alla volta e la catena delle opzioni smette di sembrare un muro di numeri e diventa un cruscotto, dove ogni manopola ha un effetto preciso su quello che hai pagato e su quello che potresti riprenderti.
Un'azione ti dà un solo numero da seguire. Un'opzione ha più parti in movimento che alimentano un unico prezzo, e nella stessa seduta possono spingere in direzioni opposte. Il titolo sale come speravi e la tua call chiude comunque più in basso, perché nel frattempo è evaporato un giorno di valore temporale mentre l'attesa di movimento del mercato si raffreddava. Senza un modo per separare quelle forze ti resta solo da indovinare chi ti ha battuto. È tutto qui il lavoro che fanno le greche delle opzioni: spezzano una variazione di prezzo confusa in pezzi che hanno un nome e che puoi attribuire a una causa.
Delta: quanto si muove l'opzione quando si muove il titolo
Il delta è il primo che impari e quello che userai più spesso. Ti dice all'incirca di quanto cambia il prezzo dell'opzione quando il sottostante si muove di un'unità di valuta. Metti che una call abbia delta 0,60, numero tondo scelto solo come esempio. Il titolo guadagna 1 e la call guadagna circa 0,60. Il titolo perde 1 e la call restituisce quasi tutto. Le call hanno delta positivo perché guadagnano quando il titolo sale, le put hanno delta negativo perché guadagnano quando scende.
Il delta serve anche come misura approssimativa dell'esposizione. Negli Stati Uniti un contratto standard su azioni vale 100 azioni, quindi un delta di 0,40 si comporta più o meno come 40 azioni in portafoglio. In Italia non dare per scontato quel 100. Sull'IDEM, il mercato dei derivati di Borsa Italiana, il lotto di ogni opzione su singole azioni è fissato contratto per contratto e cambia da sottostante a sottostante, mentre le opzioni sull'indice FTSE MIB usano un moltiplicatore in euro per punto indice. Prima di tradurre un delta in numero di azioni, apri le specifiche contrattuali di quel sottostante sul sito di Borsa Italiana e leggi quanto vale davvero un contratto. Aggiungi che il delta va da quasi 0 per un'opzione molto fuori prezzo, quella che sul mercato chiamano out of the money, fino a quasi 1 per una molto dentro il prezzo, cioè in the money, ed ecco perché in tanti lo leggono come stima approssimativa della probabilità di arrivare a scadenza con valore intrinseco. Abitudine utile, non una probabilità precisa.
Gamma: quanto in fretta cambia il delta stesso
Il delta non è una proprietà fissa del contratto. Si muove insieme al titolo, e il gamma è il numero che misura quel movimento. Gamma alto vuol dire delta instabile: una corsa modesta del sottostante può trasformare una posizione che la mattina pesava come 40 azioni in una che a pranzo ne pesa 70. Il gamma è massimo sulle opzioni vicine allo strike con poco tempo davanti, cioè proprio quando sembra che non stia succedendo niente. È anche la ragione meccanica per cui un'opzione venduta può fare male molto più di quanto lasci pensare il premio incassato. Il delta di chi ha venduto gira contro di lui sempre più in fretta man mano che il titolo corre, quindi la perdita accelera invece di crescere a passo costante.
Theta: il valore temporale che evapora mentre aspetti
Un'opzione con tre mesi davanti vale più della stessa opzione con tre giorni davanti: con più tempo, il titolo ha più occasioni di arrivare a un livello che paga. Quella parte del premio si chiama valore temporale, e il theta mette un numero su quanto ti costa al giorno. Per chi compra è negativo tutti i giorni, fine settimana compresi, anche nelle sedute in cui non succede assolutamente nulla. E non cala in modo uniforme. Accelera avvicinandosi alla scadenza, per questo un'opzione a breve ha bisogno che il movimento arrivi presto e non prima o poi. Sull'IDEM le scadenze standard cadono il terzo venerdì del mese, quindi il conto alla rovescia del theta ha una data che puoi segnare sul calendario.
Il theta frega più principianti di qualsiasi altra greca. Avevi letto bene la direzione, il titolo si è mosso dalla tua parte, e l'opzione ha chiuso la settimana comunque più in basso, perché il valore temporale si è consumato più in fretta di quanto crescesse il valore intrinseco. L'analisi non era sbagliata. Hai comprato una cosa che ti addebitava in silenzio ogni giorno di attesa, e il titolo non si è mosso abbastanza da coprire il conto.
Vega: quanto costa l'attesa di movimento
Il vega misura di quanto cambia il prezzo dell'opzione quando la volatilità implicita si muove di un punto percentuale. La volatilità implicita è l'attesa collettiva del mercato su quanto oscillerà il titolo da qui alla scadenza, e non è la stessa cosa di quanto ha oscillato in passato. Quando quell'attesa sale, call e put diventano più care tutte e due, perché un ventaglio più largo di esiti plausibili rende ogni strike più raggiungibile.
È qui che la gente si fa male sulle date già fissate in calendario. Nei giorni prima che una società pubblichi i conti, trimestrale o semestrale che sia, l'attesa di movimento si carica dentro i prezzi delle opzioni, poi crolla nell'istante in cui i numeri escono e l'incertezza si chiude, in qualunque direzione sia andato il titolo. Puoi indovinare il risultato e perdere lo stesso, perché avevi pagato un'incertezza che adesso non esiste più. Guardando solo il prezzo dell'azione quella perdita non ha alcun senso. Il vega è dove è finita.

Rho, e perché arriva sempre per ultimo
Il rho misura la sensibilità ai tassi di interesse, per la precisione al tasso privo di rischio che il modello di prezzo usa come riferimento. I tassi entrano nel conto per un motivo semplice: comprare una call rinvia il momento in cui paghi le azioni, e i soldi che non hai ancora speso possono stare a rendere da un'altra parte, quindi quel rinvio vale qualcosa. Su un'opzione con scadenza vicina, su un titolo qualsiasi, l'effetto è minuscolo accanto a un giorno di theta o a un punto di volatilità implicita. Il rho inizia a pesare sui contratti a lunga scadenza e nei periodi in cui i tassi stessi si muovono in fretta. Il resto del tempo è rumore di fondo, e va benissimo trattarlo così, purché tu sappia perché.
Le greche si calcolano, non si misurano
Nessuno di questi numeri viene osservato sul mercato. Sono il prodotto di un modello di prezzo, cioè misurano quanto il prezzo teorico reagisce a ogni singolo input, e la fonte abituale è il modello di Black-Scholes o uno dei suoi discendenti. Ogni greca che vedi sulla piattaforma eredita quindi le ipotesi di quel modello: prezzi che si muovono senza salti improvvisi e un dato di volatilità che qualcuno deve pur fornire. Ed è anche il motivo per cui due intermediari mostrano greche leggermente diverse per lo stesso contratto nello stesso pomeriggio. Stanno inserendo volatilità diverse, oppure trattano in modo diverso un dividendo in arrivo. Una greca è una stima ben costruita della sensibilità, non una lettura presa da uno strumento di misura.
C'è un secondo limite, più insidioso. Ogni numero è calcolato in un istante con tutto il resto congelato, condizione che il mercato non concede mai. Una seduta vera muove il titolo, l'attesa di movimento e l'orologio nello stesso momento, e le greche non si sommano bene sui movimenti grandi. Una posizione delta neutrale all'apertura non lo è più dopo un salto di prezzo, perché il gamma ha già riscritto il delta prima che qualcuno potesse intervenire. Sono affidabili sulle variazioni piccole e inaffidabili proprio quando un numero ti servirebbe di più, cioè in mezzo a una variazione violenta.
Dove le vedi se operi sul mercato italiano
Sulla piattaforma di un intermediario italiano le greche compaiono nella catena delle opzioni, di solito come colonne accanto a ogni prezzo di esercizio, con il theta espresso per giorno. Prima di arrivarci passi due porte: il questionario MiFID, con cui l'intermediario valuta se i derivati sono appropriati per la tua esperienza e le tue conoscenze, e la consegna del KID, il documento informativo di poche pagine previsto dal regolamento PRIIPs, che riporta scenari di risultato e costi del prodotto. Sui mercati e sulla correttezza degli intermediari vigila la Consob, mentre la solidità patrimoniale di banche e SIM è materia della Banca d'Italia. La controparte centrale di ogni contratto scambiato sull'IDEM è Euronext Clearing: si mette in mezzo fra le due parti e chiede i margini a chi vende, e quel margine può salire mentre la seduta è ancora aperta. È il gamma che si presenta al tuo conto sotto forma di richiesta di denaro. Sappi anche che le opzioni su singole azioni quotate all'IDEM sono di stile americano, quindi esercitabili prima della scadenza, mentre quelle sull'indice FTSE MIB sono di stile europeo, e la differenza cambia il modello con cui le greche vengono calcolate.
Una giornata, con numeri tondi di esempio
Metti che una call mostri delta 0,50, gamma 0,05, theta 0,04 e vega 0,10. Sono tutti numeri inventati per l'esempio. Il titolo sale di 1, quindi il delta ti consegna circa 0,50 mentre il gamma alza il delta a circa 0,55 per quello che verrà dopo. Passa un giorno e il theta si prende circa 0,04. La volatilità implicita scende di un punto e il vega si prende altri 0,10. Chiudi a circa 0,36 di guadagno, in una giornata in cui il titolo è andato dalla tua parte. Adesso rifai la stessa giornata con il titolo fermo: sei sotto di circa 0,14 senza aver sbagliato niente. È la seconda versione quella da ricordare.
Quali ti servono davvero
Se hai solo azioni, niente di tutto questo ti cambia la settimana, con un'eccezione che conviene conoscere: vendere una call coperta su un titolo che possiedi mette un tetto al guadagno se il titolo sale, quindi hai rimodellato senza accorgertene una posizione che avevi già. Se compri un'opzione ogni tanto, theta e vega decideranno quasi tutti i tuoi risultati, e sono domande sul tempismo, non sulla direzione. Il gamma diventa un tuo problema nel momento in cui inizi a vendere opzioni, perché descrive quanto in fretta una perdita gestibile diventa ingestibile. Il rho lascialo stare finché non tratti contratti a lunga scadenza. E se non tocchi opzioni ma hai certificati o covered warrant quotati sul SeDeX, sappi che dentro quei prodotti ci sono opzioni: il valore temporale si consuma lo stesso e la volatilità implicita muove il prezzo lo stesso, anche se in vetrina nessuno ti mostra una greca.
Apri una catena delle opzioni vera, scegli un contratto e leggi i suoi numeri ad alta voce come quattro frasi: questo è quanto guadagno se il titolo si muove di un'unità, questo è quanto mi costa domani se non succede niente, questo è quanto perdo se l'attesa di movimento si raffredda, e questa è la velocità con cui il primo numero mi cambierà sotto gli occhi. Se non riesci a completarle tutte e quattro, non sai ancora che cosa hai in mano. Quando ci riesci, la domanda successiva non è quale greca guardare ma quanti soldi possono stare dietro a una sola data di scadenza, ed è il conto che fa la nostra guida al dimensionamento delle posizioni.
Prova il calcolatore del prezzo delle opzioni e guarda come cambiano le greche
Riepilogo
Le greche delle opzioni in parole semplici: che cosa misurano delta, gamma, theta, vega e rho, quali servono davvero e perché il theta frega chi compra opzioni.
Scritto da
Federico RomaldiCo-fondatore, Worthmap
Pubblicato: 14 agosto 2026
Federico è co-fondatore di Worthmap, una piattaforma di intelligenza patrimoniale per investitori seri. Con esperienza nell’ingegneria del software e una lunga passione per il value investing, ha creato Worthmap per colmare il divario tra monitoraggio del patrimonio e analisi degli investimenti.