In Breve
Il rapporto PEG, prezzo/utili rapportato alla crescita, divide il P/E di un'azione per il tasso di crescita atteso dei suoi utili, per giudicare se una valutazione elevata sia giustificata da una crescita rapida. Un PEG intorno a 1 è spesso considerato valore equo, ben al di sotto di 1 può segnalare un affare e ben al di sopra di 1 può segnalare un titolo costoso. Fa da ponte tra value e growth, ma si appoggia a una previsione di crescita incerta e ignora debito e dividendi, quindi usalo come una rapida verifica di buon senso più che come un verdetto a sé stante.

Il rapporto PEG, che sta per prezzo/utili rapportato alla crescita e che trovi anche come indice PEG, confronta il rapporto prezzo/utili di un'azione con il tasso di crescita atteso dei suoi utili. Affina il P/E chiedendosi se una valutazione elevata sia giustificata da una crescita rapida. Un PEG intorno a 1 è spesso considerato valore equo; ben al di sotto di 1 può segnalare un affare, mentre ben al di sopra di 1 può segnalare un titolo costoso.
Il fascino del PEG sta nel fatto che risponde a una domanda a cui il semplice P/E non sa rispondere: questo titolo è costoso per quello che è, oppure è costoso perché sta crescendo in fretta? Un’azienda su un multiplo elevato non è necessariamente sopravvalutata se i suoi utili stanno correndo, e il PEG è il modo più semplice per incorporare quella crescita in un unico numero. È uno screening iniziale preferito dagli investitori a caccia di azioni sottovalutate tra le aziende in rapida crescita.
La formula
Il rapporto PEG è il rapporto prezzo/utili diviso per il tasso di crescita annuo degli utili, espresso come numero intero anziché come decimale. Così un P/E di 20 con una crescita attesa del 20% dà PEG = 20 ÷ 20 = 1.0. La cifra di crescita è di solito il tasso annuo previsto per i prossimi anni, e si inserisce come numero (20), non come frazione (0,20).
Esempio svolto. Un’azione tratta a un P/E di 30 e si prevede che faccia crescere gli utili del 30% all’anno. PEG = 30 ÷ 30 = 1.0, valutata equamente per la sua crescita. Un’altra a un P/E di 30 che cresce solo del 10% ha un PEG di 3.0, costosa.
Perché fa da ponte tra value e growth

Un P/E semplice può far sembrare costosa un'azienda in rapida crescita ed economica un'azienda stagnante. Il PEG corregge questo mettendo la crescita al denominatore, ed è per questo che gli investitori value lo usano per giudicare se pagare di più per la crescita sia davvero ragionevole.
È esattamente la tensione al cuore del dibattito value contro growth: uno screening value rigido scarta a prima vista i titoli con P/E elevato, eppure alcuni dei migliori compounder di lungo periodo trattano su multipli ricchi proprio perché continuano a crescere. Il PEG offre a un investitore orientato al valore un modo disciplinato per considerare quelle aziende, accetta un P/E elevato solo quando il tasso di crescita lo merita davvero, anziché escluderle del tutto.
I suoi limiti
Il PEG si basa su una previsione di crescita, che è incerta e facilmente troppo ottimistica. Ignora inoltre debito e dividendi. Trattalo come una rapida verifica di buon senso che affianca metodi più completi come un DCF, non come un verdetto a sé stante.
La singola debolezza più grande è che la risposta vale solo quanto la stima di crescita che la alimenta: gli analisti tendono a essere ottimisti, e un PEG che sembra un affare può svanire nel momento in cui la crescita delude. Poiché si appoggia interamente alle previsioni e ignora lo stato patrimoniale, il PEG è meglio abbinarlo a uno sguardo al valore intrinseco dell’azienda e al suo debito prima di trarre qualsiasi conclusione. Usalo per stilare una rosa di candidati, poi fai il lavoro più approfondito.
Quando vuoi mettere numeri reali a sostegno, il nostro calcolatore del rapporto PEG divide il P/E per la tua ipotesi di crescita, così puoi verificare quanto il verdetto sia sensibile al tasso di crescita che inserisci.
Apri il calcolatore del rapporto PEG
Riepilogo
Il rapporto PEG divide il P/E di un'azione per la crescita attesa degli utili e dice se un titolo growth costa il giusto: formula, esempio e limiti.
Scritto da
Federico RomaldiCo-fondatore, Worthmap
Pubblicato: 6 giugno 2026
Federico è co-fondatore di Worthmap, una piattaforma di intelligenza patrimoniale per investitori seri. Con esperienza nell’ingegneria del software e una lunga passione per il value investing, ha creato Worthmap per colmare il divario tra monitoraggio del patrimonio e analisi degli investimenti.
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