Contatore giorni per fisco e visti

Tieni il conto dei giorni che passi in ogni Paese per controllare la residenza fiscale e i limiti del visto. Inserisci i viaggi una volta sola e verifichi subito entrambe le cose.

1. Inserisci i tuoi viaggi
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Aggiungi il primo viaggio per iniziare a contare i giorni.

2. Controlla le regole

Quasi tutti i Paesi: Se in un anno solare passi 183 giorni o più in un Paese, di norma diventi residente fiscale lì.

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Contare i giorni è solo una parte del vivere tra più Paesi. Worthmap mette insieme il patrimonio netto in più valute, l'analisi degli investimenti e il monitoraggio del portafoglio, così chi vive all'estero o lavora da remoto vede tutta la propria situazione finanziaria in un colpo solo, per quanti Paesi abbia.

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Perché contare i giorni conta per il fisco e per l'immigrazione

Se vivi, lavori o viaggi tra più Paesi, i giorni che passi in ciascuno hanno conseguenze concrete. Il fisco usa il conteggio dei giorni per stabilire se sei residente fiscale, cioè se può tassare i tuoi redditi ovunque prodotti. Le autorità per l'immigrazione usano lo stesso conteggio per far rispettare i limiti del visto, e restare oltre la scadenza può costare multe, espulsione o il divieto di rientro per anni.

Per chi vive all'estero, per i nomadi digitali e per chi viaggia spesso le due cose sono strettamente legate: gli stessi viaggi valgono per entrambe. Eppure quasi tutti gli strumenti coprono solo una delle due e ti costringono a segnare i giorni due volte, in app diverse. Qui inserisci i viaggi una volta sola e controlli residenza fiscale e limiti del visto nella stessa schermata.

Le regole di residenza fiscale da conoscere

La regola dei 183 giorni è lo standard internazionale. Quasi tutti i Paesi, tra cui Australia, Italia, Germania, Francia e Spagna, ti considerano residente fiscale se passi 183 giorni o più sul loro territorio in un anno d'imposta. Da quel momento paghi le imposte sul reddito ovunque prodotto, non solo su quello guadagnato in quel Paese.

La regola neozelandese dei 325 giorni funziona al contrario. Per non essere più residente fiscale in Nuova Zelanda devi restare fuori dal Paese per più di 325 giorni in un periodo di dodici mesi. È un punto decisivo per i cittadini e i residenti neozelandesi che si trasferiscono all'estero e vogliono smettere di pagare le tasse sui redditi mondiali. I dodici mesi sono mobili: l'agenzia delle entrate neozelandese, l'IRD, prende qualsiasi finestra di dodici mesi consecutivi le torni utile.

Il test di presenza fisica statunitense conta per gli americani che vivono all'estero. Per avere diritto alla Foreign Earned Income Exclusion (FEIE), che nel 2026 permette di escludere dalle imposte federali fino a 132.900 dollari di reddito da lavoro guadagnato all'estero, devi trovarti fuori dagli Stati Uniti per almeno 330 giorni pieni in un periodo di dodici mesi. Giorno pieno vuol dire da mezzanotte a mezzanotte: i giorni di viaggio non contano.

Il test di presenza sostanziale riguarda invece gli stranieri che soggiornano negli Stati Uniti. Usa una formula a pesi: il 100% dei giorni dell'anno in corso, più un terzo dei giorni dell'anno precedente, più un sesto dei giorni di due anni fa. Se il totale pesato arriva a 183 e nell'anno in corso hai almeno 31 giorni, per l'IRS sei residente fiscale negli Stati Uniti.

Il test di residenza automatica del Regno Unito usa la regola della mezzanotte: se a mezzanotte sei nel Regno Unito, quel giorno conta come presenza. Se raggiungi 183 giorni di questo tipo nell'anno fiscale britannico, che va dal 6 aprile al 5 aprile, diventi automaticamente residente fiscale nel Regno Unito.

Le regole sui visti per nomadi digitali e viaggiatori abituali

La regola Schengen 90/180 è la più complicata e quella che si sbaglia più spesso. Chi non è cittadino UE può restare nell'area Schengen al massimo 90 giorni in un periodo mobile di 180. Mobile vuol dire che non sono 90 giorni ogni semestre: ogni giorno che passi sposta la finestra. Restare oltre il limite può costare multe da 500 a 5.000 euro, l'espulsione e il divieto di ingresso per anni.

La Thailandia ha stretto le maglie sugli ingressi senza visto. Nel 2025-2026 i cittadini idonei ricevono 60 giorni per ingresso, meno dell'ampliamento del 2024, e si potrebbe tornare a 30. Ora sono ammessi al massimo 2 ingressi senza visto per anno solare. Il Destination Thailand Visa (DTV), pensato per i nomadi digitali, dà 180 giorni per ingresso con un visto a ingressi multipli valido 5 anni, ma chiede la prova del lavoro da remoto e 500.000 baht di disponibilità.

Il visto elettronico del Vietnam arriva a 90 giorni per ingresso. La versione a ingressi multipli ti lascia uscire e rientrare, quindi in pratica puoi incatenare soggiorni da 90 giorni. Per questo il Vietnam è diventato uno dei Paesi più comodi del Sud-est asiatico per chi lavora da remoto e vuole fermarsi a lungo.

L'Indonesia rilascia un visto all'arrivo di 30 giorni, prorogabile di altri 30. La Malesia lascia entrare senza visto per 90 giorni la maggior parte dei passaporti occidentali e offre il permesso DE Rantau per chi lavora da remoto.

Come si usa questo strumento

Comincia inserendo tutti i tuoi viaggi nell'elenco: ogni Paese visitato con la data di arrivo e quella di partenza. Lo fai una volta sola.

Poi passa dalla scheda Regole fiscali a quella Regole sui visti per confrontare regole diverse con gli stessi viaggi. Lo strumento conta i giorni, li mette a confronto con la soglia giusta e ti dice se sei in regola, se ti stai avvicinando al limite o se lo hai già superato.

Per le regole a finestra mobile, come Schengen 90/180 o il test neozelandese dei 325 giorni, lo strumento calcola da solo il periodo giusto e ti mostra a che punto sei oggi. Per i visti che contano i giorni a ogni ingresso, come Thailandia o Vietnam, guarda il soggiorno più recente o quello in corso in quel Paese e conta i giorni rispetto al limite per ingresso. Se la tua regola non è in elenco, usa l'opzione Regola personalizzata.

Consigli per non superare i limiti

Conserva una traccia di ogni passaggio di frontiera: carte d'imbarco, timbri sul passaporto, conferme di volo e prenotazioni d'albergo. Il fisco e gli agenti di frontiera possono chiederti di dimostrare le date dei tuoi viaggi, e l'onere della prova è tuo.

Lasciati un margine. Se il limite è 183 giorni, punta a restare sotto i 170. Ritardi imprevisti, voli cancellati, un'emergenza medica o il maltempo possono farti sforare. Restare bloccato tre giorni in più in un Paese non deve trasformarsi in una violazione fiscale o di immigrazione.

Questo strumento serve solo a pianificare e tenere il conto. Non è una consulenza legale, fiscale o sull'immigrazione. Per le decisioni sulla tua residenza e sui limiti del visto rivolgiti a un professionista qualificato.

Domande frequenti

Nella maggior parte dei Paesi sì: basta essere presente in quel giorno di calendario. Il Regno Unito è l'eccezione più nota, perché conta solo i giorni in cui sei nel Paese a mezzanotte. Il test di presenza fisica statunitense richiede invece giorni pieni di 24 ore. Questo strumento conta i giorni di calendario interi e segnala le eccezioni.

Sì, è nato proprio per questo. Inserisci i viaggi una volta sola, poi passa dalla scheda Regole fiscali a quella Regole sui visti per confrontare regole diverse con gli stessi dati.

Usa l'opzione Regola personalizzata nella scheda Regole sui visti: puoi impostare il Paese, il limite di giorni e il tipo di periodo che corrispondono al tuo visto.

Sì. La regola 90/180 guarda all'indietro, in una finestra mobile che parte dalla data di oggi. Non sono «90 giorni a semestre»: il conto si rifà ogni giorno. È la causa più comune di superamenti involontari, ed è il motivo per cui conviene affidarsi a un calcolo automatico.

I viaggi restano solo nella sessione del tuo browser. Non vengono inviati a nessun server e si perdono se chiudi o ricarichi la pagina. Se ti serve tenerne traccia nel tempo, fai uno screenshot del risultato oppure usa la piattaforma completa di Worthmap.

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