Investimenti
14 agosto 2026
9 min di lettura

PAC su ETF: come automatizzare i versamenti mensili

In Breve

Un PAC è una sola disposizione permanente data all'intermediario: ogni mese, in una data fissa, prendi questa cifra dal mio conto e con quella compra questo ETF. Scegli tu la rata, la periodicità, il fondo e se i dividendi vengono reinvestiti o accreditati, e da lì in poi il piano va avanti da solo, senza più chiederti niente. Ed è proprio questo il punto. Imposta una rata che riusciresti a versare anche in un mese storto, guarda quanto ti costa ogni singolo acquisto e ricorda che sospendere o chiudere il piano non equivale a vendere le quote che hai già. Un PAC non elimina il rischio di mercato: elimina la decisione mensile, che è la parte in cui quasi tutti sbagliano.

A person at an office desk writes an entry into a paper desk planner with a blue ballpoint pen, a computer keyboard behind it.
A savings plan starts as one note in the planner: pick the day, and from then on the order repeats without another decision from you.

Un PAC è una sola disposizione permanente data alla banca o al broker: ogni mese, alla stessa data, prendi questa cifra dal mio conto corrente e con quella compra questo ETF. In Italia si chiama piano di accumulo del capitale, in Germania ETF-Sparplan, e in India la stessa identica idea viene venduta come SIP. Cambia il nome, non il meccanismo. Qui trovi che cosa fa davvero quella disposizione una volta che è partita, che cosa stai scegliendo mentre compili il modulo e che cosa succede quando cambia lo stipendio o cambiano i tuoi programmi.

Che cosa succede il giorno in cui parte il versamento

Nel giorno che hai scelto, che sui moduli trovi come data di esecuzione o data di addebito, l'intermediario preleva la rata e manda l'ordine sul mercato. Da dove la preleva dipende da come hai messo insieme i conti: se la banca e il deposito titoli stanno nello stesso istituto è un semplice addebito sul conto corrente, mentre se il broker è separato dalla banca serve un mandato di addebito diretto SEPA, che firmi una volta sola all'apertura, oppure un bonifico ricorrente che imposti tu dal tuo home banking. Il prezzo non lo scegli tu. Gli ETF quotati in Italia si scambiano sul segmento ETFplus di Borsa Italiana. Sul versamento di un PAC diversi intermediari applicano una commissione più bassa di quella che ti chiederebbero per lo stesso ordine fatto a mano, ed è anche per questo che un piano regge pure con rate piccole. Se la data cade di sabato, di domenica o in un giorno di festa, il versamento slitta alla prima seduta utile. Non salta niente.

All'inizio due cose spiazzano quasi tutti. La prima è che i soldi escono dal conto prima che le quote compaiano nel deposito titoli, quindi per un paio di giorni sembra che siano spariti nel nulla. La seconda è che il prezzo che ottieni è semplicemente quello che c'era quel giorno: un PAC non è un ordine con limite di prezzo. Se vuoi comprare a un livello deciso da te, questo è lo strumento sbagliato, e non è un difetto. Scegliere il momento giusto è esattamente il compito che il piano ti toglie dalle mani.

L'automatismo conta più del fondo che scegli

La parte difficile di investire non è quasi mai scegliere l'indice. È continuare a comprare nel mese in cui i titoli dei giornali fanno paura, quando saltare un versamento sembra prudente e oggi non costa niente. Lo salti una volta e il secondo salto viene più facile. Una disposizione permanente ti toglie quella decisione mensile dalla scrivania: l'hai presa una volta sola, una sera tranquilla, e la banca continua a eseguirla mentre tu pensi ad altro. Il piano non è più intelligente di te. È solo più costante di te in una brutta settimana.

Scegliere una rata che riesci davvero a versare

Quanto investire al mese non ha una risposta uguale per tutti: la rata giusta è quella che sopravvive a un mese storto. Una cifra modesta che riesci a portare avanti per dieci anni vale più di una cifra eroica che chiudi a marzo, perché il piano funziona solo finché resta acceso. Prima di scrivere un numero nel modulo, chiediti che fine fa quel numero se lo stipendio salta per due mesi o se l'auto ha bisogno di un intervento serio. Se la risposta onesta è che il PAC sarebbe la prima cosa da tagliare, parti da una cifra più bassa e aggiungi un versamento manuale nei mesi in cui ti avanza qualcosa.

C'è un altro motivo per non farti troppi problemi sulla cifra esatta. Nei primi anni il controvalore, cioè quanto valgono in quel momento le quote che hai in mano, è quasi tutto denaro tuo, perché la crescita ha bisogno di un capitale su cui crescere e al primo anno quel capitale quasi non esiste. Più avanti il rapporto si ribalta, e il mercato sposta il tuo controvalore in una settimana più di quanto lo sposti la tua rata. È l'interesse composto che fa il suo lavoro, ed è il motivo per cui il numero di anni in cui tieni il piano acceso pesa quasi sempre più della rata perfetta al primo giorno. La rata puoi alzarla dopo. Gli anni no.

Una quota di un ETF ampio può costare più dell'intera rata mensile di molte persone, e qui gli intermediari si comportano in due modi diversi. Alcuni comprano frazioni di quota, così il versamento entra tutto sul mercato e le frazioni si sommano mese dopo mese. Altri comprano solo quote intere e lasciano il resto liquido sul conto, in attesa che il mese dopo basti per un'altra quota. Se la rata è piccola non è un dettaglio da poco, perché nel secondo caso una parte del tuo denaro resta ferma: leggi nel foglio informativo del PAC quale dei due sistemi usa il tuo intermediario, prima di aprirlo.

Quale ETF, e che cosa fa con i dividendi

Qualunque cosa tu scelga, il piano la ricompra ogni mese senza chiederti un secondo parere, quindi scegli qualcosa che saresti disposto a tenere anche per un decennio brutto. Gli indici ampi sono la scelta più comune per un motivo pratico: un fondo su un solo paese o un solo settore ti invita ad avere opinioni, e le opinioni sono ciò che manda all'aria i piani. Confronta il codice ISIN e non il nome, perché dietro lo stesso indice ci sono spesso più fondi e più classi con denominazioni quasi identiche, e basta una parola di differenza per ritrovarti con un altro prodotto. Prima del primo versamento leggi il KID, il documento con le informazioni chiave che le regole europee impongono di consegnare al risparmiatore prima dell'acquisto: in Italia l'autorità che vigila su chi ti vende il fondo è la Consob. Se i fondi indicizzati sono una novità per te, parti da che cos'è davvero un fondo indicizzato.

Sullo stesso modulo c'è un altro interruttore, e decide che fine fanno i dividendi pagati dalle società dentro l'indice. Una classe ad accumulazione li reinveste dentro il fondo, quindi sul conto non arriva niente e il prezzo della quota se li assorbe in silenzio. Una classe a distribuzione te li accredita in contanti, e a quel punto tocca a te decidere che farne. Nessuna delle due è migliore in assoluto: dipende dalla tua situazione fiscale e dal fatto che tu voglia o no un'entrata periodica adesso. Il confronto completo è in ETF ad accumulazione o a distribuzione.

Il fisco italiano cambia i conti, e non in modo intuitivo

A smartphone showing lists of green and red stock prices is held up in front of a large screen displaying market charts and tickers.
Some execution days the screen is green and some days it is red, and the plan buys on both, which is exactly the point of automating it.

Su un PAC italiano il primo bivio è il regime fiscale. Se il piano è aperto presso un intermediario italiano che fa da sostituto d'imposta, di norma sei in regime amministrato: le imposte le trattiene e le versa lui, e tu in dichiarazione non riporti nulla. Se invece usi un broker estero senza sostituto d'imposta, il regime è dichiarativo e gli adempimenti restano a te: le imposte le calcoli e le versi tu, il conto estero va indicato nel quadro RW della dichiarazione e su quelle attività si paga l'IVAFE, che è l'equivalente dell'imposta di bollo per quello che tieni fuori dall'Italia. È una differenza di lavoro burocratico, non di rendimento, ma vale la pena conoscerla prima di aprire il piano, non l'anno dopo davanti alla dichiarazione.

C'è poi un'asimmetria che sorprende chi la scopre tardi, e vale la pena spiegarla per bene. Sui fondi e sugli ETF armonizzati i guadagni e le perdite non finiscono nella stessa casella: il guadagno che realizzi vendendo le quote conta come reddito di capitale, mentre la perdita conta come reddito diverso. Sono due categorie che non si parlano, quindi le minusvalenze che ti porti dietro da vendite precedenti non abbattono il guadagno che realizzi vendendo le quote del PAC, mentre potrebbero abbattere quello di un'azione venduta in utile. Sul deposito titoli si paga inoltre l'imposta di bollo, calcolata ogni anno sul controvalore, e a trattenerla ci pensa direttamente l'intermediario italiano. Qui non trovi aliquote né soglie di proposito, perché cambiano: le cifre aggiornate stanno sul sito dell'Agenzia delle Entrate, e se il tuo caso è particolare falle confermare da un commercialista prima di muoverti.

Dieci anni di rate piccole, un esempio

Facciamo un esempio con numeri volutamente tondi, giusto per vedere l'ordine di grandezza. Metti 200 € al mese in un PAC e tienilo acceso per dieci anni: avrai versato 24.000 € di tasca tua in 120 versamenti distinti, senza aver mai deciso quando. Quanto varrà alla fine dipende interamente da quello che avranno fatto i mercati in quei dieci anni, e nessuno può dirtelo in anticipo. La divisione, però, conviene vederla chiara: tutto ciò che sta sopra 24.000 € viene dalla crescita, tutto ciò che sta sotto è una perdita che non hai ancora realizzato, e i 24.000 € sono l'unica parte che hai davvero controllato tu.

Quei 120 acquisti avvengono a 120 prezzi diversi, e la media fra tutti quei prezzi diventa il tuo prezzo medio di carico: è l'effetto che in inglese si chiama dollar cost averaging. Conviene però capire bene che cosa ti dà e che cosa no. Spalma il prezzo di ingresso su tanti giorni diversi e ti toglie la decisione sul momento. Non promette un risultato migliore rispetto a mettere gli stessi soldi in un altro modo, e non è nemmeno il vero motivo per tenere un PAC. Il vero motivo è che va avanti da solo.

I costi che mordono di più quando la rata è piccola

Su un piano di accumulo pesano due costi che si comportano in modo diverso. Il primo è quanto ti chiede l'intermediario per ogni eseguito: se è una commissione fissa, su una rata da 100 € incide in proporzione molto più che su una da 500 €, e può contare più di una piccola differenza nelle spese correnti del fondo. Il secondo sono proprio quelle spese correnti, che il fondo preleva al suo interno e che trovi indicate nel KID: dal conto non le vedi mai uscire. Controlla la scadenza delle promozioni «PAC a zero commissioni», perché durano un periodo definito e alla fine la commissione torna. E se il fondo ha dentro titoli denominati in valute che tu non spendi, anche i cambi muovono il tuo risultato: quella è esposizione valutaria, non una spesa, ma è altrettanto reale.

Sospendere o alzare la rata non è vendere

Modificare un piano vuol dire correggere una disposizione permanente, non fare un'operazione di mercato. Se il mese è pesante, sospenderlo o abbassare la rata blocca il prossimo acquisto e non tocca niente di quello che hai già: le quote restano investite e continuano a fare quello che fa il mercato. Anche chiudere il piano non è vendere. Sono due voci diverse nell'area riservata, e confonderle è l'errore che si fa più spesso proprio quando il mercato scende. Chiudere il PAC mentre i prezzi scendono significa solo smettere di comprare, cioè esattamente il contrario del motivo per cui l'avevi aperto.

Alzare la rata è invece la mossa che quasi tutti dimenticano. Una rata decisa tre anni fa oggi è più piccola di quanto sembri: se lo stipendio nel frattempo è cresciuto pesa meno di prima sul tuo bilancio, e in ogni caso l'inflazione le ha tolto una parte del valore reale. L'abitudine utile è rivederla una volta all'anno, in una data scelta da te e non in una data scelta dal mercato. Alcuni intermediari permettono di aumentarla in automatico di una percentuale fissa ogni anno, se attivi l'opzione. Se il tuo non ce l'ha, un promemoria sul calendario fa lo stesso lavoro gratis.

Che cosa un PAC non fa

Un piano non elimina il rischio di mercato. Elimina la decisione. Se lo porti dentro un mercato che scende a lungo, il controvalore scende insieme al mercato, puntuale, mese dopo mese, e l'unica consolazione vera è che ogni rata compra più quote della precedente. Un PAC non sostituisce nemmeno il denaro che devi poter usare subito. Se una caldaia rotta ti costringe a vendere quote nel mese sbagliato, il piano è diventato il tuo fondo di emergenza senza che tu te ne accorgessi, cioè proprio la situazione da cui doveva proteggerti. Il cuscinetto tienilo separato e in liquidità.

Alla fine la lista è corta. Scegli una rata che riusciresti a versare anche nel tuo mese peggiore, scegli un fondo abbastanza ampio da non farti venire opinioni, controlla l'ISIN e quanto costa ogni eseguito, e segna sul calendario una data fra un anno per rivedere la rata. Poi lascialo stare. L'unico vantaggio che il piano ha su di te è che a febbraio non cambierà idea, e aprirlo serve esattamente a regalargli quel vantaggio.

Calcola quanto possono diventare le tue rate mensili con il calcolatore del PAC

Riepilogo

Con un PAC su ETF dai una sola disposizione all'intermediario e l'acquisto si ripete ogni mese. Ecco che cosa scegli davvero, e come sospenderlo o alzare la rata.


Federico Romaldi

Scritto da

Federico Romaldi

Co-fondatore, Worthmap

Pubblicato: 14 agosto 2026

Federico è co-fondatore di Worthmap, una piattaforma di intelligenza patrimoniale per investitori seri. Con esperienza nell’ingegneria del software e una lunga passione per il value investing, ha creato Worthmap per colmare il divario tra monitoraggio del patrimonio e analisi degli investimenti.


Solo contenuto didattico. Questo articolo ha finalità informative ed educative e non costituisce consulenza finanziaria, di investimento, fiscale o legale. Worthmap è uno strumento di monitoraggio e analisi del patrimonio, non un consulente di investimento registrato né un broker-dealer. I mercati comportano rischi e le performance passate non garantiscono risultati futuri. Fai sempre le tue ricerche e consulta un consulente finanziario qualificato prima di prendere decisioni di investimento.